Dal Milleproroghe sparisce la norma che imponeva l'obbligo di utilizzare gli shopper ecologici e la decisione non manca di far nascere la polemica tra associazioni ambientaliste. FareAmbiente, Movimento ecologista europeo, plaude per bocca del suo presidente Vincenzo Pepe, con la "decisione del governo di togliere dal decreto Milleproroghe la norma che imponeva l'obbligo di utilizzare solo gli shopper cosiddetti ecologici, perché a mio avviso, sono tutto tranne che questo'', ma poi attacca la posizione di Legambiente, favorevole ai sacchetti biodegradabili.Insomma, alla fine vorrei ricordare a semi-ambientalisti e lobbisti che i risultati di questa soluzione vanno a toccarci da vicino, i milioni di sacchetti non biodegradabili che si consumano ogni anno finiscono nuovamente nelle nostre tavole nascoste in un pesce o vanno a formare isole di spazzatura come quella che ormai tutti conosciamo e di cui si è parlato anche alla trasmissione "E se domani..." o contribuiscono alla morte di tartarughe e cetacei, non vi sembra ancora neanche questa una buona ragione per tornare indietro? Se il buon senso non tocca chi dovrebbe metter mano alla norma che almeno raggiunga i milioni di consumatori che ricordino che legge o non legge a far la spesa ci si va con la SPORTA. Io vorrei creare una petizione per chiedere al Ministro dell'Ambiente Clini ed al Ministro dello Sviluppo Passera pongano rimedio a questo errore in breve tempo, che ne dite?
''Mi stupisce - dice infatti il presidente di FareAmbiente - che una grande associazione ambientalista come Legambiente abbia invece preso una posizione assolutamente a favore di prodotti che utilizzano mais come materia prima sottraendo così immense coltivazioni all'alimentazione umana e animale''. ''Legambiente sembra sostenere un ambientalismo a modo suo, - critica Pepe - ipotizzando tra l'altro oscuri interessi lobbistici. La verità è che non sono solo gli shopper a base di mais a essere biodegradabili, esistono anche appositi additivi certificati che aggiunti alla normale lavorazione degli shopper classici danno gli stessi risultati''.
Chiamata in causa Legambiente fa replicare il suo vice presidente, Stefano Ciafani "L'italia ha un nuovo primato internazionale, dopo quello relativo al bando dei sacchetti usa e getta tradizionali: gli unici ambientalisti favorevoli ai sacchetti di plastica. Non ci risulta infatti che esistano al mondo ambientalisti, veri o presunti, schierati a favore dell'uso dei sacchetti di plastica in polietilene, come quelli fatti con gli additivi chimici che sarebbero stati banditi con l'articolo del mille proroghe che poi è stato fatto sparire in modo subdolo da una 'manina' all'insaputa dei ministri Clini e Passera".
Secondo Legambiente "l'alternativa delle bioplastiche è una grande innovazione che va conosciuta nei dettagli prima di dare giudizi sommari. Sostenere che la loro produzione affami il mondo perché toglie spazio alle colture alimentari vuole dire non conoscere il settore, che usa anche materiali vegetali di scarto che non avrebbero altri utilizzi. Affama il mondo, continua Legambiente, chi usa i terreni agricoli prima destinati ad uso alimentare per riconvertirli a produzioni alternative come quelle energetiche o industriali. Basta evitare questo grave errore e non si affama nessuno, anche perché ci sono molti terreni marginali, incolti o abbandonati, che possono essere utilizzati per queste nuove attività".
Contraria alla soppressione della norma anche la ex ministra dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo " Se il 31 dicembre dello scorso anno, l'unica notizia sull'Italia data dalla BBC era che il nostro era il primo paese plastic bag free, dice la Prestigiacomo, dopo 12 mesi la lobby dei plastificatori, che evidentemente ha agganci potenti all'interno dei ministeri, può esultare, in barba alla qualità dell'ambiente. La battaglia contro la dispersione dei sacchetti di plastica - che ha reso l'Italia protagonista in Europa e sta stimolando l'UE ad adottare una più rigida normativa comunitaria - ha subito una grave battuta d'arresto. Purtroppo quando cambiano i governi, come spesso accade, c'è chi ne approfitta per fare marcia indietro".
03 gennaio 2012
A volte ritornano, purtroppo!
15 marzo 2011
Sacchetti di plastica, mezzo MaterBi o mezzo caos...a che punto siamo?
A due mesi dall'entrata in vigore della normativa che abolisce produzione e vendita, se non fino ad esaurimento scorte, dei sacchetti di plastica qual'è la reale situazione, cosa succede nei piccoli negozi, nelle grandi catene e nei centri commerciali. Si sono adeguati tutti, siamo alle solite ecofurbate? Andiamo a fare due passi (con la nostra fedelissima sporta) e vediamo cosa succede alla cassa, cosa fanno gli altri consumatori.Dopo una ricognizione ho trovato una situazione immutata rispetto all'entrata in vigore del divieto, le grandi catene di Iper, Super ed Hard discount si sono messe a norma, hanno sostituito tutte le scorte di sacchetti non biodegradabili con quelli di origine vegetale, affiancando sporte, sacchetti in carta e in qualche caso piccoli trolley. Purtroppo manca un'incentivo da parte dei commercianti all'utilizzo delle sporte in luogo del sacchetto usa getta, ci si ritrova quindi in un risultato di 1contro1, abbiamo solo sostituito la materia prima ma non il malcostume di abuso e di rapido disfacimento della busta. I piccoli esercenti dove mi sono recata, come il ferramenta, il negozio di alimenti per animali ed addirittura l'alimentari bio del mio paese, continuano imperterriti ad utilizzare i vecchi sacchetti!!
A tutto questo vi ricordo che si aggiunge il problema buracratico scaturito dalla legge che ha visto, ovviamente, la protesta delle aziende plastiche che hanno portato la loro voce a Bruxelles per tentare un'inversione di rotta. Ognuno grida le proprie ragioni e noi nel mezzo, noi e non ultimo l'ambiente, infatti "250 miliardi di minuscoli frammenti polimerici galleggiano attualmente nel Mar Mediterraneo, sorprendendo chi pensava che il fenomeno riguardasse solo i lontani Oceani Pacifico e Indiano. Enormi i rischi per la fauna e la flora visibile e invisibile a occhio nudo. I frammenti si mescolano, infatti, con il plancton e vengono così facilmente ingoiati dai piccoli pesci a loro volta preda delle specie più grandi, andando a influenzare l'intero ecosistema, La drammatica rivelazione arriva da un team di ambientalisti e biologi marini francesi e belgi al termine di una lunga fase di studio. I ricercatori hanno analizzato campioni di acqua prelevati nel mese di luglio al largo della Francia, del Nord Italia e della Spagna a una profondità di 10-15 cm. Durante il primo viaggio effettuato da volontari Expedition MED (Mediterraneo in pericolo) a bordo di yacht di 17 metri - durato 30 giorni e snodatosi nel periodo luglio-agosto 2010 lungo un percorso di 1500 miglia nautiche - si è scoperta la presenza di piccolissimi detriti del peso medio di 1,8 milligrammi. Il che significa, spiega Francois Galgani, dell'Istituto francese per l'esplorazione del mare (Ifremer), "più o meno 500 tonnellate di plastica per l'intero Mediterraneo". Ben il novanta per cento dei prelievi ha dato esito positivo alla presenza di tali frammenti. In media è stato riscontrato un numero di 115.000 residui plastici per km2 con una concentrazione massima di 892.000 elementi nei pressi dell'isola d'Elba. (Fonte Legambiente.it)
Io ricordo sempre il mio parere, a prescindere dalle polemiche, dalle leggi e dai divieti, favorevoli o sfavorevoli: l'unica soluzione è la SPORTA
03 febbraio 2011
Ma non ci eravamo detti addio?
Dopo aver brindato all'anno nuovo all'insegna dell'addio alle buste di plastica ecco il colpo di scena in perfetto stile Beautiful. Io, da brava pessimista me lo aspettavo, ci doveva essere qualche appiglio, del resto quando è stata inventata, la plastica doveva durare per sempre!!
Tratto dalla e-gazette del 27/01
Bruxelles è così scesa in campo con un’inchiesta preliminare, che ha messo in luce la contraddizione alla direttiva imballaggi (94/62), la quale impone che non si possa ostacolare il flusso sul mercato di packaging conformi alla direttiva stessa. È la stessa Corte di giustizia a spiegare che, pertanto, la legge sui bioshopper può essere disapplicata. Il che significa che chiunque può rivolgersi al tribunale per chiederne, appunto, la non applicazione.
Un’analoga disposizione era già stata approvata in Francia e censurata dalla Commissione Ue. I cugini d’oltralpe avevano però chiesto consiglio alle autorità dell’Ue prima di dare il via allo stop dei sacchetti; dopo avere ricevuto un “no”, hanno rimandato la “patata bollente” al 2014.
05 gennaio 2011
Sacchetti di plastica
Finalmente la legge è diventata realtà, ci siamo adeguati alla normativa europea ed a molti paesi che già li avevano messi al bando: i sacchetti di plastica. Tra rinvii, polemiche delle associazioni di tutte le categorie, il Ministro ha messo il punto definitivo. Dal 1° gennaio 2011 è fatto divieto di vendita degli shopper in plastiche non biodegradabili, fatte salve ovviamente le scorte di magazzino, infatti oggi, sono andata a fare un pò di spesa, in diversi negozi e supermercati e la situazione è ancora, ovviamente, instabile e non tutti vanno premiati per l'impegno. Iniziamo con ordine, alcuni supermercati sono già pronti con diverse alternative, dalla busta in materiale in Materbì a quelle in carta riciclata 100% e le sporte, la più fornita è la catena Auchan/Sma, che non solo ha tutta la gamma completa di soluzioni alternative ma, nel medesimo avviso di entrata in vigore della nuova legge, sprona il consumatore a scegliere la sporta o a riutilizzare più volte i sacchetti. E certo perchè anche se di materiale biodegradabile, il sacchetto in Materbì è pur sempre un usa e getta. Tutti gli altri negozi visitati si limitano all'affissione dell'avviso ed alla vendita delle bustine di mais (0,10 cent per la cronaca). Ma nessuna politica di favore verso la sporta. Infine, dulcis in fundo, mi sono recata all'agricoltura bio (eviterò di fare nomi), dove ho subito chiesto alla signora che mi serviva la frutta e verdura che non vo
levo gli shopper e lei, nel pieno spirito ambientalista che dovrebbe avere la sua attività, mi ha preso in giro chiedendomi "e io la roba dove te la metto" (evitate battutine, ci ho già pensato io). Le ho porto le mie sporte e la gnura si è dovuta adeguare, certo finchè non le ho chiesto se le uova le avevano solo in confezione di plastica!!! Lì abbiamo raggiunto il top: "se vuoi mi lasci la plastica e ti porti le uova come ti pare che ti ballano nelle buste" Un mito insomma, alle volte penso che certi posti di bio ed equo abbiano solo il nome...comunque continueremo a tenere sott'occhio la situazione per vedere cosa succederà tra qualche mese, se ancora ci saranno scorte da esaurire22 ottobre 2010
Plastica, Carta o MaterBì??
Aiuto, lo sapevo che avrei dovuto dare retta alla mamma quando mi diceva: studia, prenditi una laurea! Ora un bel dottorato in scienze biomolecolari mi tornava utile, non per il Nobel ma per capire chi ha ragione. Insomma se dopo anni dalla minacciata entrata in vigore della legge che vieterebbe il commercio dei sacchetti in plastica (responsabili di< ----questo e anche di questo)

finalmente la minstra dell'Ambiente ha detto stop senza più deroghe dal 1° gennaio 2011, ci si mettono gli industriali da una parte e legambiente dall'altra, ognuno con le sue motivazioni e con tanto di lettere ai deputati seguite da dati in qualche caso incomprensibili o condivisibili da chi è veramente molto informato in materia. Io resto dell'idea del no al sacchetto di plastica e si alla sporta a vita ma nel mezzo c'è tantissima gente, soprattutto operai ed impiegati delle aziende produttrici, dunque forse la laurea è esagerata ma come fare a stabilire dov'è la ragione, dove l'esagerazione e qual'è la famosa via di mezzo da attuare per far tutti contenti (delfini e tartarughe comprese si intende). Intanto per completezza di informazione leggetevi le due lettere
Lettere di Unionplast, IPPR e Federazione Gomma Plastica
La Risposta di Legambiente
22 settembre 2010
Up & Down
27 aprile 2010
14 aprile 2010
In viaggio con Plastiki, eco-catamarano in plastica riciclata
Se uscendo di casa restate inorriditi dalle montagne di spazzatura accatastate fuori dai secchioni o abbandonati tra gli scorci più o meno belli del vostro paese sapete di dovervela prendere con dei vostri simili. Nel Pacifico invece a dare una mano all’uomo ci si è messa una corrente a vortice che ha risucchiato negli anni i rifiuti (maggiormente in plastica) ed ha formato una specie di terra emersa, un 6 o 7° continente (a seconda di quale teoria sul numero di continenti esistenti ritenete più valida!) come in molti la chiamano, destinato a crescere. Per sensibilizzare il mondo verso questo disastro ambientale di proporzioni enormi, tardivamente scoperto a causa della posizione lontana dalle rotte usuali di navigazione, parte il Plastiki, un catamarano, anzi un eco-catamarano, costruito con circa 12.000 bottiglie di plastica. I dettagli sono presto detti (anche se in molti su internet si enfatizza più su alcune “doti” dell’ideatore del viaggio che allo scopo, solo perché è un miliardario giovane e bello!!!): luogo di partenza San Francisco, attraversamento del Great Pacific Garbage Patch (il continente di immondizia appunto) si tocca terra in Australia e si fa ritorno in America. L’equipaggio è composto da sei persone. Per tutte le informazioni e le curiosità c’è un sito molto carino che seguirà l’impresa, è in inglese purtroppo, però facilmente utilizzabile. Potrete seguire le tappe, vedere i video e le foto del viaggio e conoscere l’equipaggio: http://www.theplastiki.com/. Un’ultima curiosità: il nome Plastiki deriva dal Kon-Tiki, la zattera usata dal norvegese Thor Heyerdahl nella spedizione del 1947 attraverso il Pacifico, dal Sud America alle isole Polinesiane.