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12 giugno 2014

L'importanza dell'autoproduzione

Guardo al momento "storico" in cui vivo e mi trovo circondata di beni di consumo di ogni genere, forma e imballo e ne vedo talmente tanti che spesso non riesco a non chiedermi che fine faranno e soprattutto se verranno tutti venduti, il pensiero torna sempre a quel simbolo all'ingresso dei banchi frigo dei supermercati, la parete di yogurt, lunga, immensa e ricca, possibile mai che se ne vendano così tanti? Siamo la popolazione con la flora batterica più sana sulla faccia della terra! E invece no, una grandissima fetta di questi beni, alimentari e non, restano invenduti e spesso, per mancanza di dialogo tra negozi ed associazioni, neanche dati a chi ne avrebbe bisogno. Siamo più poveri, più disoccupati ma al contempo più attenti a ciò che mangiamo, alla provenienza e composizione di quello che entra nel nostro piatto. Siamo in pieno downshifting o decrescita, verso una felicità fatta di "less is more", meno quantità più qualità. Ecco allora perchè per coniugare l'utile al dilettevole è importante rimettere le mani in pasta (ma anche in terra). 
Per cambiare stile di vita, per far crescere meglio i nostri figli, come terapia (l'orto-terapia è funzionale sia per il singolo che nelle comunità, da quelle di recupero alle scuole), perchè nonostante i vegetariani ed i vegani siano aumentati in maniera esponenziale non sono diminuiti i prezzi dei prodotti lavorati e non e arriviamo ancora  a pagare 18/20 euro al kilo una polpetta di soia o di lupino!
Ti fermi poi davanti al secchio della differenziata e ti accorgia anche di quanta plastica avvolge tutto ciò che compri ed aggiungi ancora un'altro vantaggio all'autoprodurre più cose possibili, ecco mi pare già di sentire la classica risposta: "non ho tempo"! E se prima di gettare la spugna ci mettessimo a scrivere su un foglio quanto tempo realmente abbiamo a disposizione, come lo occupiamo o come lo sprechiamo, non uscirebbe fuori che forse un'oretta per preparare un dolce o un biscotto ci scappa. 
E se mentre ce la pubblicità, prima che inizi quel film che volevamo vedere, mettessimo a mollo i legumi da cucinare domattina in pentola a pressione intanto che ci prepariamo per andare a lavoro. 
Se piuttosto che scegliere di fare l'ennesimo tour dei grandi magazzini insegnassimo a noi stessi o ai nostri figli la dolce arte dell'ozio in balcone o a piantare due semetti di basilico per poi vederli crescere insieme. Se decidessimo di fare una gara in famiglia a chi cucina le polpette vegetali più originali, se imparare a far marmellate, conserve o pane diventasse anche una piccola fonte di reddito, e se..........e se alla fine ci accorgessimo che la nostra vita è un vaso e sta solo a noi scegliere come riempirlo allora avremmo capito che è importante autoprodurre perchè aiuta a ritrovare noi stessi.
Che fate ci provate?

29 novembre 2010

A porte chiuse

A Marzo di quest'anno un interessante servizio della Iena Viviani ci portava per le vie di Milano a misurare l'inquinamento energetico prodotto dai negozi che tenevano la porta aperta (per attirare i clienti secondo "emeriti" studi di marketing) pur avendo il riscaldamento acceso, ad alta temperatura aggiungerei io visto che spesso quando d'inverno entro nei negozi mi devo spogliare ancor prima di raggiungere il camerino! Ebbene, per chi lo avesse perso, questo è il link per rivedere la puntata, mentre per proseguire con il problema, che ovviamente non è nè solo milanese nè solo italiano, scopro che in Inghilterra esiste addirittura un movimento, si chiama ovviamente close the door e punta a sensibilizzare i commercianti sull'argomento e a coinvolgere i cittadini affinchè facciano presente il problema entrando in qualsiasi negozio abbia riscaldamenti accesi e porta aperta. Molte le attività che nel regno hanno aderito, esibendo una vetrofania che fa ben capire al consumatore che sta per entrare in un negozio che ci tiene a difendere l'ambiente, un incentivo non da poco a mio parere.
Noi, anche senza alcuna associazione o movimento, possiamo comunque sensibilizzare i negozi in cui entriamo, male che va vi dicono di no, certo per ripicca non potranno non vendervi nulla, quindi ricordatevi di dire: Chiudete la porta???

18 novembre 2010

Buy Nothing Day 2010

Il prossimo 27 novembre è il Buy Nothing Day, un giorno senza spendere un centesimo, per rilassarsi e non fare nulla per l'economia per un giorno. Pensate di potercela fare? Anch'io mi sono fatta la stessa domanda e chiaramente la risposta è stata ma certo ma che ci vuole ed invece pensando attentamente alla mia giornata ecco, come spicciolini uscire fuori dalle tasche le spese di cui non mi accorgo: il caffè al bar, le telefonate o gli sms con il cellulare...Mumble, Mumble. Io sarò al corso per operatore ayurvedico per tutto il fine settimana e quindi riuscirò a non spendere nulla?? Ecco una bella sfida che và pianificata come si deve, dovrò prepararmi i pranzi da casa per non andare al bar ed un bel termos di thè o caffè, lasciare il cellulare spento, beh, come farò con autobus e metro, mica posso farmi arrestare????





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