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07 dicembre 2010

Shopping: I Provenzali

Dato che in uno dei miei post ho parlato delle mie saponette preferite vorrei spendere qualche parola sul produttore. Anzitutto un'elogio generale a diverse aziende da me interpellate per i prodotti più disparati, dai composter al latte di riso, per aver tempestivamente e gentilmente risposto ai miei interrogatori, certo più le aziende sono piccole e più sanno quanto è importante la cura del cliente, non si può dire altrettanto delle multinazionali, comunque, tornando al sapone il mio elogio va in particolare al Saponificio Gianasso.

Il Saponificio Gianasso di Genova è il produttore dei saponi a marchio “I Provenzali” e “Floralia”, lo scoprì circa tre anni fa in un negozio PAM della mia città. Non aveva molti loro prodotti ma un discreto assortimento di saponette e il sapone per il corpo al latte di mandorla (con involucro in carta!) che tutt’ora uso. Così trovai il loro sito internet e li contattati per avere un elenco dettagliato dei rivenditori di zona e mi risposero subito. In questi tre anni mi è capitato di scrivere al loro servizio clienti diverse volte e devo dire sempre con cordialità, puntualità e professionalità mi hanno risposto.

A loro favore va il merito di essere stata una delle prime aziende in Italia ad ottenere la Certificazione di Filiera sul Non Testato su gli Animali da parte di LAV ed ha da tempo una profonda relazione di partnership con il WWF. Tal genere di filosofia, come sottolinea l’azienda stessa, li ha portati tanti anni fa a selezionare, per le loro produzioni di sapone, esclusivamente materie prime 100% vegetali, introducendo l’Olio di Palma e di Cocco, come sostituto del sego animale (Sodium Tallowate), per ottenere un prodotto di elevata qualità. Tuttavia proprio l’uso dell’Olio di Palma mi spinse a contattarli nuovamente, perché colpita dall’abuso mondiale che se ne fa e dalle conseguenze catastrofiche che ha sull’ambiente. Ecco cosa mi hanno prontamente risposto, era il giugno del 2010:

“allo stato attuale, non esistono vere alternative prontamente disponibili all’Olio di Palma per la produzione del sapone o meglio: non esistono alternative che possano dare un riscontro qualitativo analogo ad un costo accessibile. Il sapone, contrariamente ad altri prodotti cosmetici, non gode della possibilità di essere “diluito” con acqua: ogni saponetta è fatta al 100% di Materia Prima Attiva quindi, se il costo della Materia Prima aumenta di un 30-40-50%, anche i costi di produzione aumentano della stessa parte e quindi anche il prezzo d’acquisto per il pubblico.

Detto questo ci tengo a farle presente che, come in passato, la nostra azienda non è miope di fronte al problema che lei ha sollevato e benché l’Olio di Palma utilizzato nella cosmetica non rappresenti più del 3% del consumo mondiale di Olio di Palma (che in realtà finisce tutto nell’industria alimentare) abbiamo cominciato a prendere in considerazione il problema ed a fare i primi movimenti in proposito.

In prima battuta, già più di 3 anni fa, abbiamo cominciato ad utilizzare, per la produzione dei nostri saponi, delle miscele di Oli che prevedessero un drastico abbassamento del contenuto di Olio di Palma a favore dell’Olio di Cocco (per altro molto più pregiato; prima era 20% Cocco + 80% Palma; oggi 40% Cocco + 60% Palma). Questo ha significato un aumento del costo di produzione che è stato interamente assorbito da noi.

Oggi quindi la nostra azienda ha di già diminuito il consumo di Olio di Palma per le proprie realizzazioni.

In più, da alcuni mesi, sono al vaglio delle opportunità di sostituzione dell’Olio di Palma con oli alternativi (Colza, Rapa ecc) che però richiedono ancora approfondite prove, test e considerazioni; non le nego che il nostro auspicio è quello di riuscire a concludere con successo anche questo rivoluzionario progetto, confermando quindi il primato di Saponificio Gianasso nella specializzazione d’avanguardia della cosmetica naturale”

I saponi sono quindi tutti con formulazioni 100% biodegradabili, privi di tensioattivi petrolchimici, testati dermatologicamente, privi di allergeni, testati ai metalli pesanti e gli imballi sono certificati 100% riciclati. Potete vedere tutta la linea sul sito www.iprovenzali.it, acquistare sulla loro pagina ebay oppure telefonicamente, scaricando il listino in formato .pdf. Quest’ultima soluzione da la possibilità di ordinare prodotti non reperibili nei comuni negozi e di far si che il 5% del fatturato vada ad Emergency.

Insomma un buon prodotto, che mi auguro non rimanga così ma che migliori continuamente mantenendo quest’occhio di riguardo all’ambiente, con la speranza che anche l’ultimo scoglio, quello dell’olio di palma venga superato. Vi ricordo di stare molto attenti agli ingredienti di tantissimi prodotti, soprattutto alimentari, che comunemente acquistate, per evitare di incappare in un biscottino all’olio di palma, ma se vi dovesse capitare scrivete, scrivete, scrivete alle aziende produttrici, se le lamentele arrivano da più voci il cambiamento può avvenire.

Grazie

29 novembre 2010

A porte chiuse

A Marzo di quest'anno un interessante servizio della Iena Viviani ci portava per le vie di Milano a misurare l'inquinamento energetico prodotto dai negozi che tenevano la porta aperta (per attirare i clienti secondo "emeriti" studi di marketing) pur avendo il riscaldamento acceso, ad alta temperatura aggiungerei io visto che spesso quando d'inverno entro nei negozi mi devo spogliare ancor prima di raggiungere il camerino! Ebbene, per chi lo avesse perso, questo è il link per rivedere la puntata, mentre per proseguire con il problema, che ovviamente non è nè solo milanese nè solo italiano, scopro che in Inghilterra esiste addirittura un movimento, si chiama ovviamente close the door e punta a sensibilizzare i commercianti sull'argomento e a coinvolgere i cittadini affinchè facciano presente il problema entrando in qualsiasi negozio abbia riscaldamenti accesi e porta aperta. Molte le attività che nel regno hanno aderito, esibendo una vetrofania che fa ben capire al consumatore che sta per entrare in un negozio che ci tiene a difendere l'ambiente, un incentivo non da poco a mio parere.
Noi, anche senza alcuna associazione o movimento, possiamo comunque sensibilizzare i negozi in cui entriamo, male che va vi dicono di no, certo per ripicca non potranno non vendervi nulla, quindi ricordatevi di dire: Chiudete la porta???

25 novembre 2010

L'avventura all'ecocentro

Oddio che giornata, dopo aver avviato a pieno regime la raccolta differenziata oggi ho fatto una passeggiata verso l'ecocentro per portare i sacchetti di organico, cartone e olio di frittura (che solitamente lascio in un punto di raccolta presso un supermercato) per il viaggio mi faccio aiutare dalle forti braccia di mio figlio...dieci minuti e ci siamo. Il cassonetto per l'organico è inutilizzabile, ha piovuto e non avendo il coperchio (non chiedetemi perchè) si è riempito d'acqua quindi mi chiedono di lasciare le buste a terra!!! Andiamo bene. Proseguo e deposito il cartone, per l'olio però niente da fare, il contenitore pieno è stato mandato in discarica e non è ancora tornato, quindi torno a casa con un 1 su 3. L'olio l'ho poi portato al supermercato, tanto, mi dico, devo prendere il detersivo alla spina. Ecco la seconda nota dolens della giornata, il sapone alla spina è tutto finito è non tutto verrà reintegrato, solo quello per i piatti e non quello per il bucato, ma che roba, cos'è la giornata della santa pazienza?? Per fortuna so che c'è un'altro negozio con distributore per detersivo alla spina, è un pò fuori mano e quindi ci mando mio marito, gli do le apposite bottiglie e me ne torno intanto a casa preparare la cena, ma per concludere in bellezza di rientro a casa il maritozzo mi informa che le nostre bottiglie non andavano bene e che ne ha dovute acquistare delle altre.
E' una sfida, più che quotidiana, ma persevero, tornerò all'ecocentro e alla fine se non dovesse funzionare allora l'assessore all'ambiente avrà il piacere di conoscere di persona una cittadina!!
Buona notte

22 novembre 2010

Mobilità (in)sostenibile: la bici pieghevole

Non so voi ma io sono un pò stufa di leggere notizie sulle novità tecnologiche per un futuro più verde, magari vincitrici di questo o quel premio di design, ma che non si sa se verranno mai commercializzate ed a che prezzo! Continuano ad apparire su siti "green" articoli che parlano ad esempio della Ville bike, bella, intelligente, peccato che non ci dicono dove la troveremo e quanto ce la faranno pagare, così come molto carina è anche l'idea della Locust, ma che senso hanno pezzi di questo genere, forse ci invogliano a trovare l'elisir di lunga vita, per campare 100/200 anni e vedere semmai sarà in circolazione, basta con le parole quì ci vogliono fatti e soluzioni concrete. Quindi se volete farvi un'idea di prodotti concreti, anche per rendervi conto di quanto costano, ecco alcune soluzioni già in commercio, per tutti gli altri modelli più semplici vi rimando al buon Google o ai già menzionati siti di baratto.
Ne ho trovati un paio (il terzo non lo voglio nemmeno pubblicare, è della Mercedes!!): il più economico dei due è della BIKND, modello Helium, in vendita per "soli" 600$, l'altro è uno zainetto nato per chi pedala in montagna, è della Koga ed in Italia è venduto alla modica cifra di circa 1.500€, insomma tanto ci costa per il momento la pedalata sostenibile, che dire possiamo sempre costruirci qualcosa da soli

Il senso di una giornata

Dalle mie parti c'è un detto, fai del bene e scordatene, fai del male e ricordatene, ma oggi sono piuttosto egocentrica, sarà perchè la mattina era iniziata veramente male, anche se tentavo di ripetermi mentalmente "fa di questa giornata qualcosa di speciale", comunque, dicevo della botta di egocentrismo e di quanto ora mi vanterò un pochetto (mi sento tronfia come un tacchino in posa!!). Essendo riuscita a convincere il boss (anche detto marito) a fare regali aziendali socialmente utili quest'anno, mi sono occupata di chiamare Save The Children per una donazione e per i biglietti di auguri. Mi sento al settimo cielo, mi sembra davvero di aver fatto qualcosa di speciale, che la giornata valga la pena di essere vissuta a pieno (si scrive così?). Chissà quando e perchè mentre cresciamo spesso perdiamo questa capacità di emozionarci ancora, ma quando e se capita di provare ancora quei sentimenti beh allora: YUHUUUUUU!!
Provateci anche voi, fate di questa giornata qualcosa di speciale, fate qualcosa per qualcun'altro, trovate una vecchietta che abbia bisogno di portare la spesa, aprite il portone al condomino che vi sta più antipatico e salutate con un bel buongiorno quel tipo e quella tipa che grugnisce sempre, insomma fatelo e poi ditemi com'è.
Buona Giornata

21 novembre 2010

New economy...scambio, riuso, baratto

Ci risiamo, purtroppo inevitabile come un mal di pancia se ti ingozzi di cioccolata, sta arrivando il Natale, anche mio figlio non ne può più, vorrebbe andare in giro ad urlare ai bambini che Babbo Natale non esiste, perchè? Beh, perchè ritiene che sia solo un modo per sfruttare i bambini e costrigerne i genitori ad acquisti inutili, insomma ormai per lui è solo una trovata commerciale, come dargli torto. Io per l'occasione potrei decidermi a leggere il libro che comprai lo scorso anno alla Fiera Più Libri Più liberi, era la lega anti Natale di Michael Curtin oppure se proprio non ho il tempo di leggerlo potrei fare felice qualcun'altro. E già perchè in tempi di crisi si riesumano vecchi costumi, come quello del baratto. Così girando in rete, avendo a disposizione diversi libri, in condizioni immacolatissime e chiedendomi, cosa me ne faccio una volta letti, ho trovato alcuni siti che facevano al caso mio. Freecycle per esempio, una comunità divisa per città dove cercare o offrire ciò che a noi non serve, oppure ZeroRelativo, la comunità più famosa per il baratto dove trovare anche regali di Natale per non dover comprare nulla quest'anno oppure la più recente Reecycle .Ma se le feste vi preoccupano più per dove le vorreste passare che non per i regali e non siete tipi che si tirano indietro se c'è da dare una mano, allora vi consiglio WWOOF, ospitalità in cambio di lavoro. In questo mio girare ho scoperto un termine nuovo, che sicuramente voi già conoscevate, swappare. Ho letto di swap party (per scambiare vestiti con amiche e amici), dello Swap Club ed anche di scambi casa (sarà nato prima il film con la Diaz e Jack Black o il sito HomeXChangeVacation.com??) comunque sia, scambiare, riusare, barattare stanno lentamente ad essere verbi quotidiani più che cestinare, cambiare e comprare, un pò per necessità un pò per filosofia. Io ho deciso di farlo perchè credo fermamente che posso cambiare le cose, voi lo farete?


p.s.

io questo Natale non farò regali, donerò i soldi spesi lo scorso anno per farne a Save The Children e al progetto Salvabebè/Salvamamme.

19 novembre 2010

Avanti tutta o ferma al semaforo: dubbi a impatto zero

Quando ad aprile ho aperto questo blog con la missione (suicida) di diventare a impatto zero, ero convinta che fosse tutto molto più facile, mi dicevo "e che ci vuole" basta cambiare due lampadine, andare di più a piedi e comprare cibo locale e di stagione, poi arrivano settimane come questa e mi ritrovo in preda alla depressione più nera......gli uomini della mia famiglia sono degli assassini di alberi, cavolo sì, proprio così, consumano quintali di fazzoletti usa e getta tipo Kleenex. Non ci avevo mai riflettuto, santo Colin Beavan che mi ci ha fatto ripensare. La casa è presidiata: una scatola sul comodino, una in salotto e, non si sa mai, una in macchina e una in ufficio (più la scorta di tre nell'armadio per non rimanere in astinenza). Ma i fazzoletti di stoffa li abbiamo dico io e loro mi ridono in faccia o mi ignorano, e questo è solo martedì. A battaglia appena iniziata e vado a mangiare alla tavola calda per la pausa pranzo (la versione italiana e rustica dei fast food), dove realizzo che tutti i giorni uso tovaglietta di carta e bicchieri di plastica e dove spesso prendo qualcosa a portar via per mio figlio in piatto di plastica sigillato con pellicola di plastica, ORRORE!!! Tanti sacrifici per nulla, così da oggi dovrò necessariamente cucinare a casa se non voglio inquinare, non ce la posso fare, AIUTO. Arriva il venerdì insieme alla mia consegna di Biobox, che vuol dire tante verdure da pulire e preparare, ovvero un sabato ai fornelli, meno male che fuori piove così ho la certezza che tanto non avrei potuto fare altro. Il bello comunque di queste scatole di verdure è che mi torna in mente la pubblicità del PostalMarket (non se tutti lo ricordano), il gingle diceva "con PostalMarket uso la testa ed ogni pacco che mi arriva è una festa". In effetti quando apri le scatole non sai mai cosa puoi trovarci dentro, così anzichè esser tu a programmare i pasti per la prossima settimana la scatola lo fa per te. Scopri verdure vecchie e soprattutto nuove (tutte quelle di stagione che non hai mai comprato perchè non sai cosa farne) vai a casa e grazie a internet e tante persone come voi impari a cucinarle. Un esempio? Oggi pasta col cavolo nero. Io come sempre ho usato il fantastico Veganblog per le ricette, più che un sito una manna dal cielo, ne non ci fosse bisognerebbe inventarlo, come la vecchia Panda.
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